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Gli artiodattili

Gli ungulati (dal latino ungulatum, provvisto di unghie) sono un gruppo di mammiferi che appoggiano il proprio peso corporeo sulle dita, sviluppando così le unghie a guisa di zoccoli.

Gli ungulati di nostro interesse sono artiodattili, perché appoggiano sul terreno un numero di dita pari.

Il 3° e il 4° dito vanno a formare lo zoccolo (che sono le dita anteriori), il 1° manca e il 2° e il 5° costituiscono gli speroni (che sono posizionati dietro lo zoccolo).

ILa composizione dello zoccolo del capriolo. Immagine di http://www.wildlifevideo.itNei cinghiali gli speroni o guardie lasciano praticamente sempre la traccia, che si imprimono posteriormente e di fianco ai fettoni, conferendo così all’impronta una caratteristica forma trapezionale.

impronte ungulati
Impronta di un cinghiale sulla neve. Immagine di naturamediterraneo.com

 

Gli artiodattili si dividono in 2 sottordini: i suiformi, che comprende solo il cinghiale e i ruminanti che costituiscono i bovidi e cervidi.


Gli stomaci dei ruminanti

lo stomaco dei ruminanti è molto voluminoso e suddiviso in 4 parti. È formato da 4 camere: rumine, reticolo, omaso e abomaso.

Il cibo, ingerito in maniera grossolana, viene accumulato nel 1° dei prestomaci, il rumine. la cui funzione è quella d’arricchirlo d’acqua e impastarlo attraverso le contrazioni muscolari.

Qui, grazie ai batteri , muffe e protozoi cellulosolitici ha inizio una prima demolizione delle fibre.

Il cibo poi passa nel reticolo, il più piccolo dei prestomaci, formato da tante cellette reticolari.

Quest’ultimo ha un ruolo nella fermentazione e nel rimescolamento del materiale vegetale ingerito durante la ruminazione.

Uno dei suoi compiti primari è quello di separare dalla massa fermentata le particelle più fini.

Il cibo poi dal reticolo viene nuovamente masticato (ruminazione) per essere successivamente nuovamente inghiottito.

Il bolo alimentare (ormai liquido) passa il rumine, il reticolo ed arriva all’omaso, l’ultimo dei prestomaci. Esso permette il transito del materiale vegetale fermentato fino all’abomaso.

L’omaso ha la funzione di riassorbire parte della componente liquida dell’ingesta fermentata.

Le pareti interne di quest’organo hanno numerose pieghe (lamine omasali) che gli consentono di aumentare la superfice assorbente.

Infine l’abomaso, il vero stomaco, digerisce l’ingesta fermentata tramite i processi digestivi (succhi gastrici).

Le sostanze vegetali digerite vengono rilasciate, tramite il pirolo, nell’intestino tenue per la fase di assorbimento mentre le sostanze di scarto vengono infine espulse dall’intestino.

abomaso


La dentatura degli ungulati

La dentatura si presenta differente nelle arcate.

In effetti in quella superiore mancano 2 incisivi e 2 canini che sono sostituiti da una sorta di callo detto placca dentale. Di conseguenza la formula dentaria degli ungulati si presenta così:

 

0 0 3 3 – arcata superiore

La seguente formula sta ad indicare 0 incisivi, 0 canini, 3 premolari e 3 molari.

 

3 1 3 3 – arcata inferiore

La seguente formula sta ad indicare 3 incisivi, 1 canino, 3 premolari e 3 molari

 

I canini superiori sono assenti (ad eccezione del cervo) mentre quelli inferiori sono addossati agli incisivi e sono simili ad essi.

I premolari e molari degli ungulati hanno le cuspidi a forma di creste allungate.


Ormoni e palchi

Nei cervidi solo i maschi hanno le corna che perdono e crescono ogni anno, in seguito al cambiamento ormonale.

Sia i palchi che le corna, nei ruminanti, sono un innegabile valore di stato di salute. Due sono gli ormoni che esercitano un’azione determinante nel ciclo di sviluppo e caduta dei palchi

 

  • Testosterone, che stimola la formazione degli steli e l’ossificazione dei palchi.

 

  • Somatotropina, che stimola l’accrescimento del palco.

 

La caduta del palco è dovuta a causa dell’interruzione della circolazione sanguigna alla base dei palchi, sotto la rosa, per l’azione di cellule ossee dette osteoclasti. Ad ogni caduta del palco, la superfice diventa sempre più incurvata verso l’esterno, avendo così una rosa più larga nel futuro palco.

Quando la piaga si cicatrizza sviluppa una superfice/pelle vellutata (velluto).

Da qui la vascolarizzazione apporterà gli elementi minerali indispensabili per la costruzione del nuovo palco, che comincerà il suo sviluppo sotto la protezione del velluto.

Quando i nuovi palchi saranno formati completamente, il velluto si seccherà e l’animale cercherà, sfregando i palchi su piante e quant’altro, di farlo cadere a brandelli.

Tutto questo procedimento è causato per effetto degli ormoni. Il testosterone e la somatotropina esplicano un’azione antagonista:

Il testosterone, la cui concentrazione ematica varia nel corso dell’anno con un picco di concentrazione durante il periodo degli amori, blocca l’azione della somatotropina provocando così la calcificazione del palco a cui corrisponde la pulitura del velluto.

La mineralizzazione procede dall’alto verso il basso e dall’interno verso l’esterno.

L’osso costituito da sostanza organica si trasforma gradualmente in una struttura morta per la notevole quantità di calcio, fosforo ed altri minerali.

La caduta dei palchi invece è legata ad un picco negativo di testosterone nel sangue, permettendo così alla somatotropina di prevalere e sviluppare in seguito i nuovi palchi.

La mancata azione degli ormoni (testosterone) causata da ferite ai testicoli, provoca la formazione irregolare dei palchi (trofeo a parrucca).

L’entrata in gioco di un ormone a discapito dell’altro, per lo sviluppo del palco, è determinato dalle ore di luce. In poche parole seguono il ritmo naturale delle stagioni.


Le corna

Le corna sono presenti nei bovidi (sia maschio che femmina) e sono formate da un materiale organico simile a quello composto da unghie e capelli, detto cheratina.

Questo materiale è prodotto da un tessuto di raccordo tra il corno e la parte ossea, in termini tecnici questo materiale si trova tra l’astuccio e il cavicchio.

Corna ungulati

Le corna non vengono mai perse e sono a crescita continua, inoltre sono un carattere distintivo tra i bovidi e per identificare il sesso degli esemplari di una stessa specie.

Il loro sviluppo subisce un rallentamento durante la stagione invernale (novembre-dicembre), questo perché la presenza di cibo è relativamente scarsa.

Questo “rallentamento” forma così degli anelli millimetrici, o di accrescimento, sulla parte esterna dell’astuccio, essendo così un aiuto importantissimo per determinare con esattezza l’età del bovide in questione.


Mantello

Il mantello degli ungulati è composto da:

  • Giarra: peli normali;
  • Borra: sottopelo, fitto e lanuginoso, abbondante nel mantello invernale;
  • Setole: peli lunghi e ispessiti, sviluppati nel mantello invernale del cinghiale e del cervo maschio adulto (criniera).

 

Gli ungulati, principalmente, effettuano 2 mute annuali:

 

  • Muta primaverile (estiva) con cui viene acquisito il mantello estivo: l’animale assume un caratteristico aspetto rognoso dovuto all’abbondante perdita di sottopelo invernale

 

  • Muta autunnale (invernale) con cui viene acquisito il mantello invernale

 


Ghiandole cutanee

Le principali ghiandole presenti negli ungulati sono quelle sudoripare e quelle sebacee.

Le prime producono il sudore, che facilità così la dispersione del calore, mentre quelle sebacee producono il sebo, una sostanza che lubrifica e protegge la pelle. Entrambi i secreti sono fortemente odorosi ed hanno quindi un ruolo fondamentale nella comunicazione olfattiva intraspecifica con funzione di:

  • Marcatura territoriale
  • Richiamo sessuale
  • Riconoscimento individuale

 

ghiandole ungulati


Principali ghiandole cutanee

Gli organi di senso

Gli organi di senso negli ungulati svolgono una importantissima funzione vitale, i più sviluppati in ordine di importanza sono:

  1. L’OLFATTO: costituisce il senso più sviluppato, difatti viene utilizzato per conoscere meglio il territorio, i congeneri, la prole e per comunicare con il partner o l’avversario. La mucosa olfattive in questi animali risulta molto sviluppata in termine di superficie oltre che ad essere molto recettiva è in grado di essere eccitata da uno stimolo molto debole. Si pensi che viene utilizzata anche quando l’animale dorme.

 

  1. L’UDITO: la funzione dell’orecchio non è solo quella di captare i suoni ma anche quella di raccogliere stimoli statici, l’animale così percepisce la posizione nello spazio per avvertire così la direzione della forza di gravità e dei movimenti della testa. L’anatomia dell’orecchio è simile a quella degli esseri umani, quindi vi è un orecchio esterno (formato dal padiglione auricolare), un orecchio interno o labirinto e da un orecchio medio formato da una sequenza di ossicini legati fra loro. La percezione dei suoni è favorita grazie alla capacità di orientare i padiglioni auricolari in tutte le direzioni per garantire così con esattezza il punto da cui deriva il segnale acustico. Inoltre i padiglioni forniscono utili informazioni sullo stato d’animo dell’animale: se le orecchie sono basse e protese all’indietro indicano irritazione e fastidio, mentre orecchie tese verticalmente, ruotate in modo autonomo e rapido, indicano sospetto e allarme provocati da rumori anomali che l’animale sta cercando di individuare.

 

 

  1. LA VISTA: gli occhi degli ungulati sono in proporzione molto più grandi dei nostri e situati in posizione laterale rispetto la testa. Questo determina un campo visivo molto più ampio (circa 360°), che grazie alla pupilla particolarmente allungata e allargata orizzontalmente permette una visione panoramica dell’ambiente e la rilevazione di qualsiasi movimento. Non potendo focalizzare un oggetto con entrambi gli occhi, manca la visione stereoscopica, quindi non riescono a valutare correttamente la profondità e calcolare le distanze. Gli ungulati riescono a percepire i colori dato che nella loro retina sono presenti i coni (di meno rispetto all’uomo). L’unica differenza è che ne hanno soltanto di 2 tipi rispetto a noi che ne abbiamo 3. Questo fa pensare che non riescono a captare il rosso, l’arancio e neppure il verde come lo vediamo noi.

Habitat

Ogni specie ha colonizzato un posto diverso in base alle sue esigenze.

Il cervo e il daino prediligono boschi ad alto fusto alternati con ampie aree di pascolo, mentre il capriolo favorisce zone di transizione tra ecosistemi differenti, come boschi più o meno fittamente cespugliati alternati con prati incolti o coltivati.

Il muflone favorisce boschi di latifoglie alternati ad aree di pascolo e affioramenti rocciosi (anche calanchivi).

Il camoscio, come lo stambecco, ama la fascia sopra al limite del bosco.

Il camoscio, nei periodi invernali, si sposta in ambienti posti all’interno della fascia forestale (per trovare più cibo).

Lo stambecco d’estate lo troviamo nella fascia dai 2300 ai 3200 metri sul livello del mare, mentre in inverno si sposta più in valle sino dai 1700 ai 2700 metri sul livello del mare.


Alimentazione

i ruminanti sono erbivori e si suddividono in:

 

  • BRUCATORI che hanno uno stomaco relativamente piccolo rispetto al corpo e prediligono alimenti ad elevata concentrazione proteica (gemme, apici, foglie di alberi e arbusti)

 

  • PASCOLATORI che hanno uno stomaco relativamente grande rispetto al corpo, sono maggiormente adattati ad un’alimentazione povera e possono mangiare alimenti ricchi di fibra grezza (piante erbacee)

ALIMENTAZIONE

Abitudini alimentari dei ruminanti

alimentazione ungulati


Socialità e riproduzione

  • Le femmine hanno una maggiore tendenza ad aggregarsi tra loro rispetto i maschi. Difatti le femmine all’interno di un gruppo sono legate tra loro da rapporti di parentela e l’unità base del base è sempre costituito dal nucleo femmina/piccoli.

 

  • I maschi sono di norma solitari (capriolo) o tendono a diventarlo con l’età, ad eccezione del periodo degli accoppiamenti, ove si va a formare un legame maschio-femmina.

 

  • L’aggregazione varia stagionalmente, in effetti in ogni specie si distinguono diverse fasi annuali nel comportamento sociale.

 

  • La sola maturità sessuale fisiologica non consente l’accesso alla riproduzione, che appunto richiede anche la maturità sociale. Gli animali che hanno raggiunto la maturità fisiologica ma non quella sociale prendono il nome di sub-adulti.

 

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